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Chavez e la stretta di mano a Obama necessaria al Venezuela PDF Stampa E-mail
Scritto da roberto de chiara   
sabato 25 aprile 2009
 

Ha suscitato scalpore nell'opinione pubblica mondiale la stretta di mano tra il presidente venezuelano Hugo Chavez e il suo omologo americano Barak Obama durante la sessione del vertice delle Americhe tenutosi di recente a Trinidad e Tobago.

Infatti, sono note e, per certi versi, grottesche ed ideologiche le prese di posizione di Chavez contro gli Stati Uniti e le loro politiche estere e, dopo che recentemente lo stesso Chavez aveva apostrofato Obama dandogli dell'ignorante, nessuno forse si sarebbe aspettato questo cambiamento improvviso di rotta tra i sorrisi e gli imbarazzi generali. Del resto, lo stesso Chavez ha enfatizzato l'accaduto, dicendo che la volontà di stringersi la mano l'aveva manifestata Obama e lui ha bonariamente accettato l'invito, preludio forse ad un nuovo corso di rapporti tra Venezuela e Stati Uniti.

Tuttavia questo segnale di distensione tra i due Stati, che molti hanno attribuito all'appeal di Obama e alle sue prime dichiarazioni di politica internazionale, decisamente più concilianti di quelle che caratterizzavano la politica estera di Bush, nasconde sicuramente qualche retroscena che meriterebbe di essere analizzato.

Non appare allora casuale che, tale segnale di disgelo tra Venezuela e Stati Uniti, arrivi in un momento in cui la situazione economica venezuelana non è particolarmente florida. Una disamina attenta della situazione economica e finanziaria del Venezuela era stata pubblicata in un articolo del 27 marzo scorso (http://www.forbes.com/2009/03/26/venezuela-budget-chavez-business-oxford.html) dal prestigioso Forbes, rivista di economia e finanza tra le più autorevoli al mondo che evidenziava come le dissennate politiche economiche di Chavez stessero portando alla crisi economica il Paese sudamericano.

Infatti, gli analisti americani osservavano che Chavez aveva erroneamente ritenuto che il prezzo del petrolio – di cui il Venezuela è tra i massimi esportatori mondiali – sarebbe rimasto elevato ancora a lungo, nonostante la crisi mondiale e la necessità di calmierare costi e spese in tutto il mondo, e pertanto, sicuro di avere un flusso di denaro abbondante e continuo, il presidente venezuelano ha pensato bene di dare luogo a politiche populiste e demagogiche, ovviamente dispendiose. In particolare, Chavez ha enormemente accresciuto il peso della pubblica amministrazione, assumendo migliaia e migliaia di persone sostanzialmente improduttive con il solo scopo di combattere la disoccupazione e senza che i pubblici uffici ne avessero un reale bisogno. Ciò ha creato un peso non indifferente sull'economia venezuelana e, nel momento in cui il prezzo del petrolio è calato, come del resto ampiamente previsto da osservatori ed esperti di tutto il mondo, poiché il Venezuela non ha altre risorse da cui trarre benefici economici, il deficit del Paese è cominciato a salire vertiginosamente.

Chavez ha reagito alla crescita dell'inflazione dicendo di voler ridurre gli stipendi più alti ed eliminando le spese superflue, ma tali misure saranno insufficienti se non verranno accompagnate da una seria politica di riequilibrio dei costi del Paese, che dovrebbe portare anche alla necessità di operare tagli di posti di lavoro, ipotesi questa che tuttavia Chavez non intende attuare, dopo che ha sbandierato a tutto il mondo l'efficacia delle sue politiche anti-disoccupazione.

Pertanto, alla luce di quanto detto, potrebbe non essere un caso che Chavez abbia approfittato del vertice delle Americhe per riconciliarsi con gli Stati Uniti, mostrando quindi una buona volontà nel mutare i rapporti diplomatici che potrebbe essere preludio di qualche accordo vantaggioso per il Venezuela. Infatti, per uscire dall'isolamento e dalla crisi in cui ha cacciato il Paese, Chavez dovrà per forza scendere a patti con il suo nemico principale, gli Stati Uniti, e anche una stretta di mano con il presidente Obama può essere un buon viatico per il futuro. Dopotutto per la rivoluzione socialista del Venezuela c'è sempre tempo, per ora meglio cercare qualche aiuto influente e capitalista per risolvere la crisi economica, con buona pace dei fan di un Venezuela autarchico che anche in Italia raccoglie non pochi inguaribili proseliti.

Ultimo aggiornamento ( martedì 05 maggio 2009 )
 
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