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Kabul: altre sei bare avvolte nei tricolori PDF Stampa E-mail
Scritto da Silvia Quaranta   
mercoledì 23 settembre 2009
  Una distesa di bandiere tricolori ha accolto questa mattina, davanti alla Basilica romana di S. Paolo fuori le Mura, le bare dei sei parà caduti giovedì scorso nell’attentato di Kabul.
C’erano molte divise, questa mattina: molti baschi amaranto, molti corpi dell’esercito e delle forze dell’ordine, ma anche e soprattutto molti civili. Dai più giovani agli anziani, uniti dalla stessa commozione, centinaia di persone si sono raccolte per dare un ultimo, accorato addio a chi si è speso per il prossimo, donandosi fino all’ultimo.  Il rito è stato officiato dall'ordinario militare per l'Italia, mons. Vincenzo Pelvi, che ha letto il messaggio inviato dal Segretario di Stato vaticano, cardinale Tarcisio Bertone, con il quale è stato espresso il cordoglio di Papa Benedetto XVI "profondamente addolorato per il tragico attentato". Mons. Pelvi ha ricordato i sei parà raccontandoci piccoli dettagli della vita quotidiana di ognuno, colorando di umanità quelle foto in bianco e nero apparse sui giornali.
 Hanno assistito alla cerimonia il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, il premier Silvio Berlusconi, i presidenti di Camera e Senato, Gianfranco Fini e Renato Schifani, il governo al completo e tutti i vertici delle forze armate. In prima linea i Paracadutisti di tutta Italia, che hanno salutato l’inizio e la fine della messa con il grido che li contraddistingue e che si è levato ripetutamente, fortissimo,  agguerrito e fiero, sopra tutte le voci, le critiche e le polemiche che hanno accompagnato, in questi giorni, il luttuoso evento: “Parà! Folgore!”.
Ha partecipato anche il piccolo Martin, il figlio di sette anni di Antonio Fortunato, che nel giro di meno di una settimana ha già commosso il paese per due volte: la prima in aeroporto, quando ha accolto il feretro del padre tra le braccia della mamma, con il basco amaranto fieramente inclinato sulla testolina; la seconda questa mattina, in chiesa, quando si è distaccato dalla platea per correre ad accarezzare la foto del padre appoggiata sulla bara. Ha assistito alla cerimonia al fianco dell’ex parà Gianfranco Paglia (ferito in Somalia e ora parlamentare del Pdl), sempre ritto sull’attenti, sempre con il suo basco calato sulla fronte.
Al termine della messa, le sei bare (in cui riposano il tenente Antonio Fortunato, di Potenza, il sergente maggiore Roberto Valente, di Napoli, il 1° caporal maggiore Matteo Mureddu, di Oristano, il 1° caporal maggiore Giandomenico Pistonami, di Orvieto in provincia di Perugia, il 1° caporal maggiore Massimiliano Randino, di Pagani in provincia di Salerno, il 1° caporal maggiore Davide Ricchiuto, nato in Svizzera) hanno attraversato la navata della chiesa tra uno scroscio di applausi, interminabile e commosso.
La cerimonia è stata conclusa dal rombo degli aerei, il mezzo principale dei paracadutisti: si sono avvicinati rapidissimi e inaspettati, con un rumore deciso, come quello del tuono che accmpagna la folgore. Hanno attraversato il cielo sopra la basilica per due volte, lasciando dietro di sé una scia tricolore ed un grido all’unisono: “Folgore!“.
Ultimo aggiornamento ( venerdì 21 maggio 2010 )
 
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